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Zimbabwe: la grande emergenza siccità.

Lo scorso 3 aprile il Presidente dello Zimbabwe Emmerson Mnangagwa ha dichiarato lo stato di calamità naturale: dopo Malawi e Zambia si è trattato del terzo Paese dell’Africa meridionale a servirsi di misure d’emergenza a causa della siccità che ha colpito l’intera regione. Cos’è successo per arrivare a questa grave situazione? Approfondiamo insieme le circostanze pregresse e il possibile scenario futuro.

By Laura Carrozza on May 23, 2024

Le prime avvisaglie nel mese di marzo 2024.

Già lo scorso marzo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) aveva stimato un aggravamento dell’insicurezza alimentare nell’Africa meridionale, dichiarando che le principali regioni agricole di Malawi, Mozambico, Namibia, Zambia e Zimbabwe avevano registrato solo l’80% delle precipitazioni medie del periodo novembre 2023/febbraio 2024. Un febbraio storicamente secco aveva, infatti, provocato un grave stress idrico per tutte le colture, in buona parte del Paese.

La grave situazione di siccità si è poi ulteriormente inasprita a causa del fenomeno climatico indicato come El Niño, che ha interessato tutta l’Africa meridionale bruciando i raccolti e lasciando milioni di persone in emergenza alimentare. El Niño è un insieme di fenomeni atmosferici che riscalda, a intervalli di diversi anni, parti dell’Oceano Pacifico e che solitamente in queste zone porta solo a precipitazioni ridotte rispetto alla media: nel 2024, invece, tutto il quadro ha fatto registrare la peggiore siccità degli ultimi decenni.

Le stime delle organizzazioni internazionali ci dicono che il 70% delle colture resistenti alla siccità piantate (sorgo, miglio, cowpea) e il 90% delle colture di mais nella stagione di raccolta 2023/24 sono definitivamente appassite e questo ha lasciato più del 50% della popolazione dei distretti interessati in condizioni di grave insicurezza alimentare.

“Nessun abitante dello Zimbabwe dovrebbe soffrire la fame ma 2,7 milioni di persone sono a rischio. Secondo le stime, i raccolti di cereali permetteranno di sfamare poco più del 50% della popolazione” – ha affermato il Presidente zimbabwano Mnangagwa, chiedendo nel contempo 2 miliardi di dollari per l’assistenza umanitaria, così come avevano fatto nei giorni precedenti Zambia e Malawi.

Le possibili opzioni per far fronte all’emergenza.

Cosa può fare lo Zimbabwe per far fronte allo stato di calamità naturale? Purtroppo non può sicuramente importare derrate alimentari dagli Stati confinanti visto che l’intera regione dell’Africa meridionale è interessata dal medesimo fenomeno climatico, con temperature elevate e piogge scarse; inoltre l’importazione di cereali dall’estero metterebbe lo Zimbabwe in difficoltà anche dal punto di vista economico perché il prezzo dei generi alimentari subirebbe un’impennata, affamando ulteriormente la popolazione.

Le misure preventive e il problema dell’urbanizzazione.

Il governo di Mnangagwa aveva incentivato già in passato la coltivazione di piante più resistenti (come il sorgo) e accelerato la messa in funzione di due dighe nella provincia del Mashonaland Centrale (a nord della capitale Harare).

Gli analisti della FAO non hanno, però, ritenuto sufficienti queste misure: senza aumenti della produttività agricola, infatti, la crescita della popolazione rurale si traduce in una frammentazione dei poderi, terreni agricoli non redditizi e una mancanza di opportunità di sostentamento. Gli abitanti delle campagne migrano quindi verso le città, ma anche in città le opportunità sono limitate a causa della mancanza di crescita economica, con un conseguente aumento della povertà urbana. La crescita della popolazione urbana, inoltre, pesa enormemente sulle infrastrutture urbane e sui servizi (sociali o di altro tipo), che sono già in profonda crisi e vicini al collasso (è quanto successo alle aree urbane in rapida crescita, come i quartieri “baraccopoli” di Harare, capitale dello Zimbabwe, dove gli investimenti non hanno tenuto il passo con l’espansione urbana).

La grave crisi umanitaria in corso

Le stime del nostro partner sul campo Adra International parlano di 2,7 milioni di persone, tra cui 1,7 milioni di bambini, nella necessità di assistenza umanitaria urgente in Zimbabwe a causa della siccità indotta da El Niño, della crisi alimentare e nutrizionale, delle inondazioni, della migrazione regionale e dell’epidemia di colera (i casi di colera continuano ad aumentare con 30.751 casi sospetti cumulativi e 575 morti sospette cumulative al 3 aprile 2024).

In tutti i distretti le riserve di cibo sono esaurite, rendendo la situazione disastrosa. Inoltre, la crisi ha colpito di riflesso anche gli allevamenti di bestiame e l’emergenza alimentare si è allargata anche ai distretti che di questo vivono. Le comunità colpite per sopravvivere stanno ora impiegando meccanismi deleteri, come saltare i pasti oppure ridurli a uno soltanto al giorno.

In uno scenario simile si rende ancora più importante per noi continuare a collaborare con i nostri partner storici sul territorio come appunto Adra, per fornire tutto il nostro supporto in termini di pasti e risposta all’emergenza alimentare, in attesa che la situazione possa presto normalizzarsi.

ADRA (Adventist Development and Relief Agency) è l’organizzazione umanitaria della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, che si compone di 120 agenzie e uffici regionali di supporto nazionale, coordinate dalla sede centrale ADRA International. Attraverso la rete internazionale, sostiene progetti umanitari di cooperazione allo sviluppo, soccorso e assistenza alle persone in difficoltà in più di 130 paesi, senza discriminazione di fede politica o religiosa, razza o ceto sociale.

Le foto di questo articolo sono state fornite da ADRA Zimbabwe, che ringraziamo per la collaborazione.